La “classe a” costa fino al 30% in più

Gli immobili ad alta efficienza energetica sono sempre più protagonisti. E sui loro vantaggi non sembrano esserci dubbi. Secondo un report di La Ducale, società di sviluppo del gruppo Tecnocasa — scrive Il Sole 24 Ore — tra una casa nuova in classe A1 ed una usata in classe G, le spese di riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria si riducono mediamente del 75%. «Il cliente, oggi esigente, richiede almeno una classe A2», precisa Daniele Veneri, responsabile Pianificazione e Controllo commesse de La Ducale. Ovviamente, la qualità si paga. Secondo la Ducale una classe A2 costa in media il 10% in più rispetto a una B. In termini più generali, riferisce Scenari Immobiliari, l’esborso in più per una classe A rispetto a quelle inferiori varia tra il 30% in periferia e il 20% nelle zone centrali. Eppure l’aspetto della prestazione energetica rischia di essere anche un rompicapo per chi compra e ci sono aspetti tecnici probabilmente difficili da digerire anche per gli addetti ai lavori. Da quando il decreto legge n. 63 del 2013 l’ha reso obbligatorio per gli annunci, l’Ape (Attestato di prestazione energetica) è diventato un elemento essenziale nella descrizione dell’immobile e uno strumento di marketing per le nuove costruzioni.
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