La crisi dell’edilizia: in dieci anni a Roma ha chiuso il 40% delle imprese. Rebecchini: dati impietosi

Mentre scorrono i dati che indicano la crisi di un settore trainante come quello delle costruzioni, che a Roma ha portato alla chiusura di quattro imprese su dieci fra il 2009 ed il 2018 (da 11.114 a 6.813) , ha dimezzato il numero degli operai, (da 63 mila a poco più di 30 mila) e la massa dei salari è passata da 502 milioni a 285 milioni (-43%) — scrive il Corriere.it — il presidente dell’Acer, l’associazione dei costruttori romani, Nicolò Rebecchini attacca: «Davanti a questi dati impietosi, non servono riduzioni fiscali o stanziamenti faraonici, la ripartenza passa innanzitutto dalla cantierizzazione di tutti quei progetti che giacciono nei cassetti della Pubblica Amministrazione, nei cassetti di un sistema che avvolge, che stritola le imprese». Un attacco «ufficiale», lanciato dalla sala dei gruppi parlamentari a Montecitorio, nel convegno organizzato dalla stessa Acer: «Sfida capitale. magistratura, pubblica amministrazione e imprese dialogano per contrastare la concorrenza sleale e la burocrazia difensiva». Una burocrazia che tiene in ostaggio le infrastrutture, per Rebecchini, e che «rappresenta un costo enorme per le future generazioni di cui molti non sembrano rendersi conto, perché pochi investono sul Paese, nessuno più su Roma». La Capitale ormai è «ricordata unicamente per le proteste di piazza e per il degrado -prosegue il presidente di Acer – ma assolutamente dimenticata per le sue reali funzioni anche in momenti come questi in cui si ridiscute dell’organizzazione dello Stato».

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