Mutui: il tasso fisso sempre più basso, ma crescono le richieste del variabile

I numeri indicano che, dopo aver toccato il fondo, le richieste di mutui a rata indicizzata sono tornate a crescere. Se a fine dicembre erano appena il 13,8% nel primo trimestre del 2019 (dati aggiornati da MutuiOnline.it al 17 marzo) sono cresciute al 17,1%. Il tutto a svantaggio del fisso, sceso dall’84,3% all’80,6%. Cosa è successo nel frattempo — si chiede Il Sole 24 Ore — da giustificare questo recupero del variabile? Tanto a gennaio quanto a marzo la Banca centrale europea ha fornito segnali distensivi sul fronte tassi prima lasciando intuire (gennaio) e poi confermando (marzo) che nell’anno in corso non ci sarebbe stato alcun rialzo. Le aspettative sui tassi sono il primo fattore che dovrebbe muovere la scelta di un mutuatario informato sull’amletica opzione tra fisso e variabile. E quando i tempi di un rialzo si allungano tende a crescere la platea di chi opta per la seconda soluzione, teoricamente più rischiosa ma sicuramente più vantaggiosa nei primi anni di vita del mutuo. Il governatore della Bce Mario Draghi è poi andato al di là del suo mandato (che scade ad ottobre) indicando che l’istituto di Francoforte non ritoccherà il costo del denaro almeno fino alla fine dell’anno. Ha quindi lasciato il testimone anche a chi lo sostituirà e questa è stata recepita dagli operatori come una indicazione molto forte sul fatto che i tassi resteranno bassi ancora a lungo. Questa consapevolezza finanziaria ha influenzato la decisione dei mutuatari più evoluti che quindi sono tornati a privilegiare il tasso variabile.

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