Per far rendere di più la propria abitazione ora Arriva l'”affitto a incastro”

Un tempo c’erano i cartelli «Affittasi per brevi periodi», «Appartamento ad uso foresteria», scrive il Giornale. E quegli annunci restavano lì a ingiallire, appesi ai portoni delle case per mesi, capaci di intercettare solo poche decine di avventori. Con il rischio di lasciar vuoto per chissà quanto tempo il bilocale in questione. Ora il mondo degli affitti brevi è completamente cambiato. Vuoi perché gli annunci dei privati vengono pubblicati on line e sono accessibili a una platea molto più estesa di clienti, vuoi per l’effetto Airbnb che fa «visitare» ogni stanza della casa senza dover muovere un passo. La vetrina virtuale ha fatto bene a tutti: ai proprietari delle case – che riescono ad affittare molto più facilmente – agli affittuari – che non si ritrovano più in appartamenti ammuffiti arredati con i mobili della nonna ma in abitazioni che non vanno mai al di sotto di certi standard – al fisco – che ha recuperato una fetta non indifferente di canoni nero.Tuttavia il mercato della domanda-offerta delle case in affitto, per vacanze o soggiorni di lavoro, è arrivato a un’ulteriore svolta. Non basta più Airbnb (che fa le veci delle agenzie immobiliari di vecchio stampo), ci vuole anche una versione virtuale del proprietario di casa. E adesso esiste anche quella. A pensarci sono state alcune start-up, nate da un paio d’anni, ideate con il solo scopo di gestire le richieste di alloggio e incastrare i periodi di soggiorno degli affittuari senza mai lasciar vuoto l’appartamento durante l’anno. Una bella svolta per i proprietari — continua il Giornale — che finalmente riescono a spremere al massimo il potenziale della loro seconda casa e investire quei soldi in manutenzione e migliorie dell’immobile. Come funziona il meccanismo? Semplicemente i fondatori della start-up si sono inseriti in quella fetta di mercato rimasta scoperta e hanno creato un servizio utile non solo al singolo proprietario – che non ha tempo e voglia di gestire arrivi e partenze – ma anche alla stessa Airbnb che, grazie ai nuovi partner, riesce a lavorare meglio e di più. «Abbiamo realizzato un software – spiega Edoardo Grattirola che, assieme a Rocco Lomazzi, ha fondato Sweetguest – che ci consente di gestire su Airbnb il singolo profilo di chi decide di mettere in affitto casa. Ci occupiamo di tutto noi, dal check-in alla consegna delle chiavi, dai contatti con gli ospiti ai servizi di pulizia, per i quali ci affidiamo a una società esterna». La società si appoggia a una rete di collaboratori con partita Iva, principalmente studenti universitari, che si occupano di accoglienze e partenze per una media di sette appartamenti al giorno a testa. Ognuno gestisce una zona della città a mille euro al mese. Finora — conclude il quotidiano milanese — il servizio si è radicato a Milano, Roma, Firenze e Venezia ma l’algoritmo è applicabile agli affitti di qualsiasi località e sembra destinato ad essere replicato.

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