roma, delude il piano di dismissione degli immobili comunali

Sono passati più di dieci anni e allora si può dire: non è andato a buon fine il grande – e unico – piano di dismissione del patrimonio immobiliare del Comune deliberato ormai nel 2007 dell’allora Giunta Veltroni. Il progetto — scrive il Corriere.it — è ancora lontanissimo dagli obiettivi iniziali che comunque difficilmente saranno raggiunti: la previsione, cioè, di vendere le 7.410 case incluse nelle liste di alienazioni iniziali si scontra con una realtà fatta di freni burocratici e complicazioni varie che ha ridotto il bilancio dell’intera operazione ad appena 1.500 appartamenti ceduti per un incasso di circa 60 milioni, anche questo numero molto lontano dalle stime immaginate. Così ci sono inquilini che, intanto, mentre il Comune tenta di fare ordine in un settore – quello immobiliare – puntualmente al centro degli scandali, pur avendo versato nel 2010 la caparra di 2.000 euro per questa proposta irrevocabile d’acquisto ancora oggi, dopo dieci anni, aspettano di firmare il rogito. Si tratta del patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica (Erp): in base alla normativa il Comune avrebbe potuto cederne, agli inquilini-locatari, il 30%, e così è stato. Le delibere dell’epoca hanno dato mandato agli uffici di avviare la vendita di 7.410 alloggi (sul totale di 24 mila di proprietà), prevedendo in particolare un incasso di 140 milioni per la prima tranche da 2.600 appartamenti. L’intera dismissione si sarebbe dovuta concludere in tre anni.

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